La Sardegna, probabilmente grazie alla sua immensa ricchezza mineraria, alla fertilità del suolo e alla particolare posizione geografica, è stata fin dall’antichità oggetto di grandi attenzioni, e colonizzazioni, da parte di antichi popoli che venivano dal mare.

A partire dal 1000 a.C., infatti, giunsero i Fenici, popolo dell’Asia mediterranea, che formarono nel giro di un secolo veri e propri centri abitati come punti di riferimento per i traffici commerciali del Mediterraneo.

I Fenici sfruttarono le risorse naturali del territorio ma, contemporaneamente, migliorarono le condizioni di vita delle popolazioni autoctone, perché le arricchirono con pratiche assolutamente all’avanguardia: introdussero la coltivazione dell’ulivo e della palma, la tecnica della pesca, della produzione mineraria e del sale.

Ma è soprattutto dal punto di vista archeologico che i Fenici ci hanno regalato le ricchezze più rimarchevoli: una delle aree archeologiche sacre di maggior rilievo è il Tophet di Sant’Antioco.

Questo santuario risale all’VIII secolo a.C. e si estende su una collina chiamata “Sa Guardia de is Pingiadas” a causa delle circa tremila urne (pingiadas) ritrovate.

L’area è racchiusa in un recinto costruito successivamente dai punici come fortificazione.

Con la definizione Tophet, termine biblico che vuol dire “luogo di arsione”, viene indicato un santuario fenicio-punico a cielo aperto, in cui venivano deposte piccole urne di ceramica o terracotta che custodivano resti di ossa combuste di neonati, di bambini di massimo due anni e di animali.

Chiameremo metaforicamente “La cenere degli angeli” i resti delle urne del Tophet.

Fino a qualche anno fa vi era la convinzione che si trattasse di sacrifici offerti agli Dei affinché gli affari divenissero più redditizi, le stagioni più benevole o per ottenere la fine di tremende calamità naturali.

Recenti studi, invece, hanno fortunatamente smentito le credenze del passato e confermato che gli angeli del Tophet morirono per cause naturali. Ricordiamo, infatti, che il tasso di mortalità infantile era altissimo: solo due bambini su dieci arrivavano sani e robusti all’età adulta.

Ma allora cosa accadeva realmente nel santuario e perché? I genitori che subivano il lutto vi portavano il corpicino del loro figlioletto avvolto in candidi teli, seguiti da un corteo funebre presumibilmente composto da musici, attori in maschera e parenti. Lo facevano probabilmente per scongiurare altri eventi luttuosi e drammatici in famiglia e come ultimo saluto prima del trapasso nell’aldilà.

Lo affidavano al sacerdote affinché si svolgesse il rituale della cremazione. Il piccolo cadavere veniva bruciato su una pira cosparsa di olio e unguenti, veniva raccolto nell’anfora insieme a piccoli oggetti da corredo o amuleti e collocato tra le rocce.

In quelle piccole e preziose anfore, la cenere degli angeli ha riposato per lunghi secoli prima di essere scoperta e realmente compresa e nasconde chissà quali incredibili e affascinanti misteri tutti ancora da svelare.