Spiagge di rena bianchissima e affascinanti villaggi nuragici, domus de janas e antiche foreste in cui regnano sovrani aquile e mufloni: una varietà di paesaggi ed ecosistemi che miracolosamente convivono entro i confini di un’unica isola, la nostra. Eppure c’è un’altra Sardegna, meno conosciuta ma di grande valore, una Sardegna spettrale e suggestiva che ci parla del passaggio di coloro che vi hanno lavorato, che hanno cercato di domarne lo spirito, che ci racconta dell’inesorabile avanzare della Storia e dei mutamenti che ne derivano: è la terra delle miniere abbandonate, dei paesi fantasma, degli edifici un tempo sontuosi e ora diroccati. Ognuno di essi custodisce un racconto che qualcuno si è impegnato a ricostruire visitandoli e facendo luce sugli accadimenti che furono alla radice della loro nascita e decaduta. Preziosi materiali raccolti e organizzati in un ampio archivio che vive sul web ed è a disposizione di chiunque voglia consultarlo: questo, e molto altro, è Sardegna Abbandonata.

Si tratta di un progetto nato nell’autunno del 2012, senza un particolare motivo se non la volontà di esplorare, di immergersi nella natura e nei silenzi. “Non eravamo appassionati di luoghi abbandonati, ci piacevano però le cartine, esplorare luoghi sconosciuti, la natura, camminare e andare a vedere gli spazi vuoti nelle mappe, dove sembra che non ci sia nulla. Queste sono le cose che ci accomunavano e che ci hanno portato a raccontare e in seguito a condividere le nostre esplorazioni.” Ci racconta lo staff di Sardegna Abbandonata, composto da Martino Pinna, Daniele Bertulu, Federico Gandolfi, Gabriele Pinna, Kai Ortolani.

Un’esplorazione che va avanti da allora: il numero delle mete visitate, raccontate e fotografate sino a oggi sfiora il centinaio.

 

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Le sezioni del sito (www.sardegnaabbandonata.it) sono cinque: in Archeologia Industriale, per esempio, abbiamo modo di apprendere la storia e ammirare le immagini di Sa fabbrica di Tresnuraghes, una cartiera costruita nel periodo sabaudo e abbandonata da 200 anni, delle cave di Osilo, dell’ex cementificio di Porto Torres, e di altri luoghi che ci riconsegnano, pezzo dopo pezzo, il puzzle di un’isola orgogliosa del progresso tecnologico che, faticosamente, vi giungeva recando con sé lavoro e speranza.

Numerose schede arricchiscono anche le categorie Edifici Abbandonati e Siti minerari. In Altro confluiscono tutti quei fabbricati che per le loro peculiarità, non troverebbero posto nelle altre sezioni.

Vero gioiello del sito sono i Paesi Fantasma, villaggi progressivamente abbandonati le cui case, come involucri vuoti, sono rimaste a testimoniare le speranze, le abitudini, i timori di chi le abitava, avvinte dalla vegetazione e in lotta col progressivo deterioramento dovuto al tempo, al vandalismo e agli agenti atmosferici. Tra esse Sa Mesana, il paesino disabitato poco lontano da Oschiri, la cui storia è legata alla presenza del suo ultimo abitante, Tonino: una fiaba tenera e bizzarra, di consigliatissima lettura. Sfilano inoltre Santa Chiara del Tirso, Lollove, Rebeccu e tanti luoghi che la natura, inesorabilmente, riconquista, ma che nel frattempo restano lì in attesa che qualche testimone ne spezzi per pochi istanti il torpore e li accolga con rispetto nella propria memoria.

Sardegna Abbandonata ha prodotto anche un film, dal titolo Adiosu (un “documentario onirico”, come amano definirlo i responsabili del progetto) e ora lavora a un secondo (la cui produzione è possibile sostenere seguendo le istruzioni presenti nel sito), una sorta di “prequel” che “precede il primo e rappresenta l’isola – la Sardegna in questo caso, ma potrebbe essere un’isola qualsiasi – prima dell’abbandono, prima della scomparsa dell’uomo”. In Adiosu infatti la voce narrante appartiene a un abitante del futuro che vuole ricostruire il passato di un’umanità perduta attraverso gli strani – in realtà d’uso comune – oggetti che siamo soliti lasciarci dietro ma che, agli occhi di chi non ne ha conosciuto i possessori, sono preziosi indizi per ricostruire quali fossero le loro abitudini, i loro sogni, i gesti quotidiani. Ed è forse questo il senso riposto nel viaggio che Sardegna Abbandonata continua a compiere, un viaggio che si contrappone all’oblio e che ci viene generosamente offerto e raccontato, qualora anche noi volessimo intraprenderlo.

 

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