It’est sa poesia? Est sa lontana bell’immagine bida e non toccada, unu vanu disizu, una mirada, unu ragiu ‘ e sole a sa fentana, unu sonu improvisu de campana, sas armonias d’una serenada o sa oghe penosa e disperada de su entu tirende a tramuntana. It’est sa poesia? Su dolore, sa gioia, su tribagliu, s’isperu, sa oghe de su entu e de su mare. Sa poesia est tottu, si s’amore nos animat cudd’impetu sinceru, e nos faghet cun s’anima cantare

 

“La poesia è tutto, se l’amore alimenta in noi quell’impeto sincero e ci fa cantare con l’anima”: il senso dell’arte poetica di Antioco Casula, in arte Montanaru, dimora nella semplicità – da non confondere con la banalità – di queste parole; la poesia come qualcosa che viene dal profondo, come risultato del processo attraverso cui l’anima trasforma ogni cosa a lei cara in versi.

Nato a Desulo nel 1878, Montanaru frequenta le scuole a Cagliari e Lanusei, abbandonando gli studi a soli 16 anni a causa del suo carattere irrequieto. A 18 anni entra nell’Arma dei Carabinieri, avviando una carriera che lo porterà a conoscere e frequentare l’intera Isola; tra il 1898 e il 1900 compaiono le sue prime poesie in limba sulla Piccola Rivista, destando interesse e apprezzamenti da parte della critica. Nel 1904 viene pubblicata la sua prima raccolta, Boghes de Barbagia, edizione che viene esaurita in poco tempo; l’anno successivo decide di abbandonare la carriera nell’Arma: vuole avere più tempo per la poesia e soffre per l’ostilità che le popolazioni dell’Isola nutrono verso i tutori della Legge. Rientrato a Desulo viene prima assegnato alla direzione dell’Ufficio Postale e, in un secondo momento, intraprende anche la carriera di insegnante presso la Scuola Elementare. Dopo un periodo difficile contraddistinto da disgrazie familiari (nel 1914 muore il figlio maggiore e nel 1916 la sua giovane moglie), il poeta pubblica Cantigos d’Ennargentu: il nome di Antioco Casula viene allora associato a quello dei migliori poeti sardi e varca persino i confini regionali. Nel 1933 pubblica Sos cantos de sa solitudine, opera che rivela un senso di profondo rammarico per le difficoltà sofferte: sul finire degli anni ’20, infatti, aveva perso altri due figli ed era stato oggetto di tensioni con le autorità del regime fascista, tanto da provare l’umiliazione della pena detentiva. Nel 1950 esce Sa lantia e nel 1953, scritta la prefazione a Sas ultimas canzones, si ammala gravemente e muore nel 1957.

Montanaru fu partecipe di un movimento artistico isolano, particolarmente vivo attorno agli anni ’20 del XX secolo, volto alla scoperta e alla valorizzazione della tradizione sarda, del mondo rurale e pastorale, del folklore, della produzione artigianale e – in senso ampio – della civiltà sarda. Si tratta di un’adesione non strutturata, spontanea, priva di formalità e di espliciti apparentamenti con gruppi artistici esistenti, sebbene gli scambi di opinioni e le interazioni con numerosi artisti dell’epoca fossero molto frequenti e proficui. In Montanaru, inoltre, è forte la funzione aurale della poesia, ovvero quella connessa alle modalità auditive e alla capacità dei versi di narrare, raccontare ma anche di attrarre, sedurre e penetrare nel profondo della sensibilità del lettore; un tratto, quest’ultimo, che ben descrive le inclinazioni moderne di un poeta che partendo dalla poesia popolare la reinterpreta e la vive a modo proprio.

In merito al rapporto con la tradizione letteraria isolana, va notato l’apporto stilistico di varie forme dell’ottava torrada, come testimoniano i componimenti de Sos cantos de sa solitudine (in particolare la sezione delle Cantilenas). Una citazione particolare, infine, va dedicata a Sa lantia, opera poco apprezzata dalla critica che deve averla trovata fuori luogo in un contesto artistico dominato dal neorealismo; trattasi invece di una raccolta su cui occorre soffermarsi per comprendere l’arte e l’artista che Antioco Casula è stato, poiché rappresenta una sorta di punto d’arrivo di un percorso letterario e di vita che vede un Montanaru riflessivo, malinconico ma al contempo più risoluto su un piano emotivo e morale.