C’erano una volta in Sardegna le donne al comando. Ai tempi dei Giudicati, quando l’isola era divisa in quattro entità statali distinte, capaci di stipulare anche contratti internazionali, le donne avevano il diritto di salire al trono. Ogni Giudicato (Cagliari, Arborea, Torres e Gallura) era governato da un re chiamato Giudice. Siamo tra il IX e il XV secolo e la Sardegna aveva necessità di staccarsi da Bisanzio e proteggere se stessa dalle incursioni degli Arabi. Ogni “logu” divenne presto autonomo dal potere centrale e anche le donne poterono governare.

La prima donna sarda a prendere le redini del proprio giudicato fu Elena di Gallura. Si trattò di una delle prime donne al governo di tutta Europa. Questo ci fa capire come la Sardegna sia stata da sempre una terra legata al potere femminile e ci fornisce un’immagine così moderna da mettere in discussione l’idea comune di un’isola per essenza isolata. Non solo i Giudici maschi avevano contatti con l’estero e con i vari sovrani europei, ma anche le Giudicesse avevano questa opportunità ed erano donne molte colte. Di Elena, nata a Civita (l’odierna Olbia) nel 1190, non conserviamo molte informazioni. Ereditò il Regno di Gallura molto presto, a soli 13 anni. Da quel momento in poi iniziò la corsa alla sua mano da parte dei più disparati pretendenti. Elena dimostrò un carattere forte quando, nonostante le pressioni del Papa Innocenzo III che suggeriva come sposo suo nipote Trasamondo, decise di rifiutare la proposta. Ad avere la meglio alla fine fu il fortunato nobile pisano Lamberto Visconti. A soli 28 anni, Elena morì, probabilmente di parto. L’erede dei coniugi fu Ubaldo, sposo di un’altra grande regina di Sardegna: Adelasia di Torres.

Il marito della prima Giudicessa, Lamberto, non perse certo tempo e si risposò con Benedetta di Cagliari, seconda donna ad ereditare il trono per diritto nell’isola. È evidente che il nobiluomo pisano ci vedesse lungo. Benedetta in verità sposò in prime nozze Barisone II di Arborea. Congiuntamente, gli sposi governarono i rispettivi regni. Il loro coraggio risiedette nel far prevalere gli interessi locali su quelli pisani. E fu qui che entrò in gioco Lamberto Visconti, ormai vedovo della povera Elena di Gallura. Nel 1215, egli, per ripristinare l’influenza di Pisa, radunò un esercito e sbarcò alla volta del Giudicato di Cagliari, occupando la collina di Santa Gilla. La città fu da qui in poi scossa dai tumulti tra sardi e pisani. Morto il primo marito Barisone, Benedetta sposò Lamberto nel tentativo di ripristinare la pace. Ma gli scontri non cessarono e la Giudicessa, risposatasi successivamente altre due volte per cercare di difendersi dall’influenza pisana, fu costretta a rifugiarsi a Massa, dove morì nel 1233. La fine, si sa, fu tragica: Santa Igia – capitale del Giudicato di Cagliari – venne rasa al suolo dai Pisani nel 1258. Di allora ci è rimasto un solo monumento: la Chiesa di San Pietro dei Pescatori, nel quartiere storico di Stampace. Il Giudicato di Cagliari si estinse e la sua ultima e coraggiosa regina rimane ancora oggi l’emblema della forza delle donne di Sardegna.

“Eleonora d’Arborea”, Antonio Benini, olio su tela, Palazzo Campus Colonna (Oristano)

Terza regnante in Sardegna fu Adelasia di Torres. La sposina appena 12enne fu consegnata nelle mani del coetaneo Ubaldo, figlio dell’onnipresente Lamberto Visconti e di Elena di Gallura. Sicuramente Adelasia fu una delle Giudicesse più sfortunate. Salì al trono di Torres grazie all’appoggio del marito Ubaldo (nonostante la modernità del contesto, le donne non potevano ufficialmente governare da sole) a seguito della morte del fratello durante una sommossa popolare. Alla morte del marito Ubaldo Visconti, Adelasia sposò il principe Enzo, figlio nientepopodimeno che dell’Imperatore Federico II. Enzo era attraente e giovanissimo: soli 18 anni a confronto dell’ormai matura e trentunenne Giudicessa di Torres. L’intento dell’imperatore era quello di dare vita a un regno sardo con a capo suo figlio Enzo e la consorte come re e regina di Sardegna. Dopo l’abbandono del giovane sposo (che preferiva alla Sardegna la vivacità della penisola), Adelasia visse nel Castello di Burgos. Gli ultimi anni di vita della regina sono avvolti nel mistero: con lei morì anche il Giudicato di Torres.

La più popolare regina di Sardegna fu sicuramente Eleonora d’Arborea. Carlo Cattaneo la definì come “la figura più splendida di donna che abbiano le storie italiane”. Donna eccezionale, guerriera in un Medioevo fuor di dubbio dominato dagli uomini. Non solo Eleonora governò il suo logu, ma ebbe l’idea di riunire tutta la Sardegna sotto una dinastia locale in un’epoca (la fine del 1300) in cui l’isola era sotto l’influenza degli Aragonesi. Dal padre Mariano, Eleonora d’Arborea ereditò non solo il regno, ma anche l’intento di combattere il dominio degli spagnoli. Quasi ci riuscì: con saggezza politica Eleonora venne a patti con ceti urbani e contadini e migliorò la Carta de Logu (promulgata da suo padre), codice di leggi unico nel suo tempo. Il testo è ancora oggi di una modernità impressionante: alcuni articoli erano dedicati alla tutela delle donne e affrontavano delicatamente il tema dello stupro. La carta fu estesa dagli aragonesi in tutta l’isola. Eleonora non riuscì nell’intento di riunire sotto di sé la sua Sardegna: la peste si portò via la regina e consegnò l’isola agli stranieri. Tuttavia il suo gioiello, la Carta de Logu, sopravvisse per 400 anni.