Leggenda vuole che in Sardegna vivesse la più temibile delle gorgoni: Medusa. Un giorno Perseo, figlio di Zeus, approdò sulla nostra terra intento a sconfiggere la sadica creatura, e dopo un astuto, quanto interminabile scontro, il più coraggioso tra gli eroi riuscì a recidere il capo dell’immonda bestia e il sangue che ne sgorgò si riversò copioso nei mari attorno all’Isola, essiccandosi e trasformandosi in un pregiato materiale: il corallo.

Vanessa Roggeri (già autrice di “Il cuore selvatico del ginepro” e di “Fiore di fulmine”) è una scrittrice cagliaritana dal notevole talento narrativo e dalla strabiliante capacità di riuscire a trasportare il lettore attraverso le pieghe dello spazio e del tempo isolano, accompagnandolo in storie affascinanti e infondendogli l’amore sconfinato che l’autrice nutre per la sua colorata Sardegna. Sono i miti e il passato della nostra terra a farle da musa e la leggenda dell’eroe ellenico e della mostruosa figura le ha donato l’idea per un romanzo denso, delicato, coraggioso, storico, ma dai soffici tratti fiabeschi, che permette di immergerci negli intrighi, nell’amore e nell’odio di una generazione ormai lontana: “La cercatrice di corallo” (edito Rizzoli).

In un’afosa estate del 1919, in una Sardegna magica, incantata, seppur da poco macchiata dall’orrore di una guerra raccapricciante, si incontrano, uniti da un destino colorato di mare, due ragazzi: Achille e Regina; in un gesto di tenerezza e innocenza Regina dona al ragazzo un ramoscello di corallo, affinché possa portargli buon auspicio.

Il tempo scorre, Regina è ora una delle più abili cercatrici di corallo dell’Isola, non teme il mare e le sue onde, i freddi venti o la profondità del blu, solo gettandosi dalla “Medusa”, il peschereccio di suo padre, la ragazza rinasce veramente libera; ed è proprio in quella nuova esistenza che Achille e Regina si incontreranno di nuovo. La cercatrice non ebbe mai occhi se non per l’azzurro delle onde, ma ora si perde tra quelli dell’uomo ritrovato, scorgendo di fronte a sé ancora l’espressione di quel ragazzo a cui donò “il sangue della gorgone”, scoprendo l’amore e vivendo una travolgente passione.

Ma la Sardegna, si sa, è terra di caratteri brulli e decisi, dalla mentalità spesso selvaggia e vendicativa, e una ferita mai sanata si può tramutare presto in una faida eterna a cui farvi le spese sono spesso gli innocenti e l’amore di Achille e Regina, amanti che dovranno farsi largo attraverso l’astio che scorre tra le loro due famiglie.

 

 

Ciao Vanessa, come nasce l’idea per “La cercatrice di corallo”?
Nasce ad Alghero il 31 agosto 2015, durante una passeggiata nel centro storico, davanti alle vetrine scintillanti di coralli. Mi sono resa conto che nulla sapevo delle tecniche di pesca e lavorazione del corallo e del suo significato simbolico. Ho immaginato una giovane pescatrice che si tuffava negli abissi marini in cerca del prezioso rametto e fin da subito ho capito che la storia avrebbe raccontato la vita difficile dei cercatori di corallo, una storia imperniata sulla guerra tra due famiglie avvelenate da odi e vecchi rancori.

Il tuo romanzo si sviluppa nella prima metà del 900, come sei riuscita a ricostruire la Sardegna del passato?
Attraverso un’attenta ricerca. La Sardegna sospesa tra le due guerre era una terra che viveva un periodo di profonda crisi, di miseria e disperazione. Soltanto studiando il passato puoi comprendere che i problemi vissuti oggi dalla Sardegna sono una triste derivazione anche di quel periodo.

I tuoi romanzi sono sempre ambientati in Sardegna, semplice amore o qualcosa di più?
Fino a questo momento i miei tre romanzi editi sono ambientati in Sardegna, ma non è stata una scelta premeditata. Avevo tre storie da raccontare, tre storie che narrano alcuni degli innumerevoli aspetti della mia terra, e sono stata felice e orgogliosa di averle scritte. La Sardegna riesce a ispirare la mia creatività e lo farebbe anche se un giorno decidessi che è tempo di raccontare vite e personaggi che abitano al di là del mare.