“Diavoli… è con questo appellativo che i soldati della Brigata Sassari iniziarono ad essere chiamati dai nemici… diavoli rossi, perché il terriccio del Carso aveva colorato le loro divise. Ma la leggenda era solo agli albori…”

 

La storia di pastori, contadini e briganti che, durante la Grande Guerra si sono resi protagonisti di “imprese di incredibile audacia, sprezzanti del pericolo e della morte” è un racconto, di per sé, avvincente. Ma come si fa a prendere una delle pagine più epiche della storia recente della Sardegna e a raccontarla in un linguaggio moderno che riesca a coinvolgere anche le nuove generazioni?

È lo scopo che si propone Dimonios – La leggenda della Brigata Sassari, la graphic novel di Bepi Vigna e Gildo Atzori (Edizioni Grafiche Ghiani), presentata lo scorso mese di Settembre, durante la 31a edizione del Premio Letterario Giuseppe Dessì a Villacidro. L’opera, che trae ispirazione dal racconto di Giuseppe Dessì, “La Trincea”, che narra la conquista della trincea “dei razzi” ad opera dei soldati della Brigata Sassari e dal romanzo di Emilio LussuUn anno sull’Altipiano”, celebra gli “intrepidi sardi”, così definiti dal generale Cadorna, entrati nella leggenda durante la Prima Guerra Mondiale. La graphic novel racconta, in 58 tavole a colori, il valore ed il coraggio dei sassarini. Le pagine dai disegni accurati, trasportano il lettore sul Carso e sull’Altipiano di Asiago, luoghi nei quali tra il 1915 ed il 1918, la neonata Brigata si rende protagonista, entrando nel mito.

La ricerca di documenti, reperti, saggi storici, opere letterarie e cinematografiche, unita al prezioso supporto del Museo della Brigata Sassari hanno reso possibile ricostruire gli avvenimenti ed i loro protagonisti: i soldati semplici Taras con l’aspetto furbo e un po’ cattivo, da bandito; Sarrese, il più giovane ed ingenuo; Malleri, il buffone della compagnia, tarchiato, che suona sempre un’armonica a bocca; Schirru, silenzioso e pacato; il maggiore Dessì. Sono questi i protagonisti di “Dimonios” che si muovono in uno scenario dove il progresso tecnologico trasforma completamente il concetto stesso di guerra per com’è concepito fino a quel momento.

Alla presentazione della graphic novel, che ha attirato tanto gli appassionati di storia quanto gli amanti dei fumetti, sono intervenuti gli autori insieme al Tenente Colonnello Pasquale Orecchioni, direttore del Museo Storico della Brigata Sassari. Il Ten. Col. ha raccontato la nascita del mito dei “sassarini”. Attraverso le cartine e le prime pagine dei giornali dell’epoca, come La Domenica del Corriere o Il Resto del Carlino, sono state rievocate le battaglie combattute da quei semplici ragazzi partiti per la guerra, lasciando un’isola dalla quale non si erano mai separati prima di allora. Infatti il primo conflitto mondiale rappresenta, per una generazione di giovani sardi, la prima (e per molti anche l’ultima) occasione per conoscere la realtà al di fuori della propria terra, per scoprire cosa ci sia al di là del mare. Quei ragazzi hanno coraggiosamente contribuito a creare un’istituzione come la Brigata Sassari alla quale ogni sardo si sente, ancora oggi, tanto legato.

Sia Bepi Vigna che il Ten. Col. Pasquale Orecchioni, confermano la volontà di utilizzare un linguaggio come il fumetto sia perché un racconto per immagini rende più facile un viaggio attraverso la storia, ma anche perché si è rivelato uno dei media più adatti a raccontare la contemporaneità. Attraverso quest’opera e per mezzo di un linguaggio così moderno e giovanile, la speranza è quella di riuscire a tramandare alle nuove generazioni i valori sui quali ancora oggi si fonda la Brigata Sassari.

Considerato quanto, storicamente, il sardo soffra la lontananza dalla sua terra, possiamo solo immaginare quanto abbiano potuto soffrire quei ragazzi appena diciottenni, nel venire catapultati al fronte a combattere per la patria in trincea, al freddo, mentre pativano i morsi della fame. Ma, nonostante tutto, quei ragazzi hanno avuto la forza di fare la differenza, guadagnandosi il rispetto degli altri reparti e diventando l’orgoglio di tutta la Sardegna.