Un non so che di sacro circonda il colle di Bonaria nell’omonimo quartiere cagliaritano. Abbiamo a che fare con un luogo di sepolture: sepolture antichissime, i cui resti si limitano a qualche piccola nicchia scavata nella roccia, e sepolture più recenti, addobbate con statue svettanti di angeli e uomini immortali. Nel parco di Bonaria, tra gli alberi mediterranei, si possono ancora scorgere le antiche tombe fenicio-puniche risalenti al IV secolo a. C.. Nonostante il degrado di un sito che avrebbe potuto essere di forte interesse archeologico, la necropoli è ancora in piccola parte visibile, anche se è difficile immaginarla nella sua forma originaria. Piccoli solchi rievocano nicchie remote, scavate dai Punici per accogliere i loro defunti. La necropoli di Bonaria prese vita a seguito dello spostamento verso est dell’antico polo della Karaly fenicia, originariamente ruotante attorno allo stagno di Santa Gilla e alla città dei morti di Tuvixeddu.

Con la successiva occupazione romana l’area di Bonaria continuò ad essere la dimora privilegiata degli estinti. A questo periodo risalgono due cubicoli, quello di Munazio Ireneo e quello di Giona. Queste due particolari sepolture (descrivibili come tombe a camera, generalmente riservate a una sola famiglia) sono relative al periodo cristiano: nella prima fu ritrovato l’epitaffio scolpito su una pietra di un certo Munazio Ireneo, mentre nella seconda figuravano dei dipinti – ad oggi quasi scomparsi – che rappresentavano la vita del profeta Giona. I resti delle aree tombali di origine romana si trovano a ridosso del Cimitero di Bonaria, la logica prosecuzione della tradizione spettrale del luogo.

Il Cimitero Monumentale di Bonaria fu costruito nel non troppo lontano 1828, a seguito dell’editto di Saint Cloud, che stabilì che i cimiteri dovessero essere costruiti al di fuori dell’area urbana. Ad oggi antiche anime sembrano volare leggere tra i verdi cipressi, tra le tombe incise, tra le statue commemorative dell’artista Sartorio. Il luogo racconta e raccoglie le più svariate storie: dai caduti della Grande Guerra agli spiriti gentili dei grandi borghesi del capoluogo; dall’eco del respiro vivace degli intellettuali ottocenteschi al dolore silenzioso di una madre. Ed è proprio quest’ultima storia, raccontata dalla scultura del piemontese Giuseppe Sartorio, ad attirare maggiormente la curiosità dei visitatori e a commuoverli a ogni sguardo. È il racconto della breve vita di Efisino Devoto, morto a soli 3 anni, che, seduto su una seggiola con le gambe incrociate e i riccioli cascanti sulla fronte, risorge dalle mani dello scultore, portando sempre con sé le parole d’amore di una mamma incredula: “Cattivo! perché non ti risvegli?!”.

Il contesto malinconico e funereo ma perfettamente armonico, le statue imponenti e realistiche e i vari stili artistici che si intersecano e che si fondono contribuiscono a creare un ambiente unico, la giusta dimora di pace dei defunti. Numerosi sono i monumenti dedicati ai cagliaritani più celebri dell’epoca. Il ricordo del pittore Giovanni Marghinotti, del sindaco Ottone Baccaredda e del canonico Spano sono affidati a steli essenziali o a più grandi monumenti autocelebrativi: viva e fedele testimonianza dei caratteri dei loro personaggi, tra riservatezza, devozione all’eleganza e paura di essere dimenticati.

Il Cimitero Monumentale di Bonaria è un luogo dove i ricordi non potranno essere cancellati, dove il passato vivrà in un eterno e disteso riposo. Un angolo privilegiato da cui osservare il ciclo del mondo così come è e sarà: le pettinature, le mode e gli abiti novecenteschi si conservano intatti sulle foto di chi non c’è più, le trame dei tessuti rifioriscono sul marmo, nei vestiti delle dame e dei gentiluomini sapientemente plasmati con martello e scalpello dai grandi artisti. Un incanto di storia, vissuti, lacrime e anime che si ritrovano in un immortale armistizio.

 

Cimitero Monumentale di Bonaria. Cappella Devoto [Foto Garau Corrado sardegnadigitallibrary.it]