È un autentico piacere entrare dentro il mondo fantastico di “Donne al setaccio” alla Galleria comunale d’Arte, piantata nel cuore di Cagliari e della Città Metropolitana. È il mondo parallelo inventato da Maria Lai e abitato da figure femminili tutte intente alle fasi iniziali per la preparazione del pane. Un mondo, quello dell’artista bambina che ha reso dell’intreccio fra memoria e fantasia, un’occasione inedita per “imparare ad amare la bellezza”.

Inaugura il 10 febbraio, alle 11, e si protrarrà sino a tutto il mese di maggio, il secondo capitolo di “Opera sola”, il progetto dei Musei Civici di Cagliari, in collaborazione con l’Archivio Maria Lai e la Fondazione Stazione dell’Arte, che rende merito “al valore di un’artista conosciuta ormai a livello mondiale che continuano a celebrare le sue opere da Roma a New York”.

Così come pure sta facendo l’Amministrazione comunale, ha assicurato l’assessore Paolo Frau. “Oltre alla recente e importante esposizione che ha riscosso un notevole successo di pubblico – ha inoltre ricordato il rappresentante della Giunta Zedda e titolare della Cultura – e l’intitolazione alla sua memoria della piazzetta tra le vie Del Duomo e Del Fossario, nel quartiere storico di Castello, quella che si apre domenica alla Galleria comunale d’Arte sarà una bella sorpresa”.

Cagliaritani, visitatori e turisti, potranno ammirare – grazie anche al nuovo sistema di illuminazione, il primo in Italia, e utilizzato al Louvre per la Gioconda di Leonardo – una grande e inedita opera di Maria Lai, tutti i giorni, esclusa la domenica, dalle 10 del mattino sino alle 6 del pomeriggio.

A rimarcare il concetto che sta alla base del progetto “Opera sola” la direttrice dei Musei Civici, Paola Mura. “Davanti a un’immagine tutti ci chiediamo: mi piace? Non mi piace? E tutto si ferma lì, come se fosse un problema affidato all’istinto. Su questo argomento vorrei che nascessero dialoghi. Ho fatto una proposta: che in ogni scuola, dall’asilo all’università si prepari una stanza, piccola come un tabernacolo per accogliere un’opera d’arte alla volta per almeno quindici giorni, e qualcuno aiuti i bambini, i giovani e anche gli adulti a leggere un’opera d’arte, che non è assolutamente leggibile nei musei. Perché l’adulto può leggere in uno sguardo l’intero scritto, ma al bambino bisogna insegnare a leggere prima parola per parola. Un’opera d’arte andrebbe vista per diversi giorni e guardata in silenzio e da soli, in uno spazio vuoto che nessun museo purtroppo ci propone. Questa è una proposta che io spero entri nella vostra coscienza, perché quei ragazzi, gli uomini di domani, la Sardegna di domani, ha bisogno di questo aiuto. Questo sarà il mio capolavoro se riuscirò. Tutto il resto è stata un’occasione perché avvenissero i miracoli. L’arte ha un compito preciso: quello di aprire le coscienze. Senza di questo il mondo inaridisce. L’opera d’arte è un puro gioco tra visione e pensiero, ciascuno anima e illumina l’altro in un’unica esperienza”. Le parole, lette dalla direttrice, sono quelle rilasciate da Maria Lai in occasione della sua laurea honoris causa nel 2004.