Come i bambini che sognano di indossare il mantello del proprio supereroe preferito, vestire i panni di un altro non è affatto un’azione legata all’infanzia. Anche i grandi, infatti, possono – e dovrebbero – poter essere chi vogliono, anche solo per un giorno. I cosplayer, che non sono mai la stessa cosa nemmeno nel nome (fusione di “costume” e “player”) non avrebbero potuto cogliere meglio questo invito, facendo qualcosa di molto più che “mascherarsi”. E forse allora sarebbe più corretto dire che i cosplayer non fingono più di essere un personaggio, lo diventano davvero, coltivando non un semplice hobby, ma un vero e proprio stile di vita votato alla rottura con le convenzioni e la monotonia della quotidianità. E i cosplayer sardi, chi sono? Anzi, chi diventano? Al di là dei loro mille volti, si nascondono storie e vissuti diversi, oltre che motivazioni e sogni unici.

Caleidoscopici e camaleontici, eroi ed eroine che difendono a spada tratta le proprie passioni contro le critiche in un mondo spesso ingiustamente competitivo, sono tanti i talenti premiati e riconosciuti nella nostra isola. Primo è il caso del duo di Ussana composto da Sara Marceddu e Sara Gabrielli (House of Wonder su Facebook), trionfatrici a Roma del Romics 2017 e rappresentanti dell’Italia al C4 in Olanda, che, interpretando impeccabilmente i personaggi Disney più amati e non solo, hanno saputo mettere filo su tessuto i propri sogni d’infanzia, forti di amicizia, spirito di squadra ed eccellenti capacità di progettazione e realizzazione. E se poi aggiungiamo che lavorano mesi su brevi scenette, è davvero come rivivere quei film che ci hanno fatto sognare senza aver bisogno della TV.

 

Daniele Marceddu (IG @redax73). Foto Antonio Kuma Cassaro

 

Ugualmente trionfante è poi il talento di Daniele Marceddu (@redax73 su Instagram), di Villa San Pietro, abilissimo nel trucco, che ricrea nei dettagli tratti ed espressioni, e nella cura degli aspetti tecnici, meticolosamente valutati sul fronte economico, che riserva spesso e volentieri ai personaggi secondari, finalmente omaggiati come meriterebbero, come il suo apprezzatissimo Mr Satan di Dragon Ball, portato al Giocomix del 2014 – praticamente identico all’originale! – e trampolino di lancio di tanti altri altrettanto indimenticabili.

 

Giulia Zuncheddu (nick ashesandrainbows). Foto Daniela Serpi

 

C’è poi chi ha fatto del cosplay un lavoro e un valido biglietto da visita, come Giulia Zuncheddu (@ashesandrainbows su Instagram e RainbowAsh cosplay su Facebook), di Quartu Sant’Elena, che, con un inizio ad appena 13 anni, porta a maturità non solo l’esperienza pluripremiata da cosplayer ma anche e soprattutto da abile e autodidatta realizzatrice, riservandole un posto di diritto in mezzo alla giuria di importantissimi eventi.

 

Jacopo Uzzau (nick amitysquare). Foto Cristian Casula

 

O ancora, c’è chi è capace di creare personaggi unici perché “animati” da tocchi personali, come Jacopo Uzzau (@amitysquare su Instagram), di Sassari, vincitore al Sassari Cosplay 2016 per la sua interpretazione del personaggio di Len Kagamine di “Vocaloid”, ineditamente provvisto di un paio di scarpe con led, dimostrando che la fantasia non è solo essenziale, ma la sostanza di cui i cosplay in fondo sono fatti.

 

Nicole Codanti (nick nyuhylia). Foto Giovanni Sanna

 

Infine, c’è chi forse era in qualche modo destinato a far parte di questo magico microcosmo, come Nicole Codanti (@nyuhylia su Instagram e Nyu Hylia su Facebook), di Olbia, cresciuta in una famiglia di artisti (la madre, infatti, ha esperienza nella realizzazione di costumi di scena) e con uno spiccato senso del riuso dei materiali – come quello, ingegnoso e inusuale, dell’ecopelle di un divano per dare vita al personaggio di Ranko Kanzaki di “Demon Lord vers.” – che l’ha portata a vincere in svariate occasioni il premio come miglior cosplay della serata.

Sarebbe sbagliato credere che abbiano perduto loro stessi diventando altri, proprio loro che rappresentano così bene la Sardegna e tutti i cosplayer sardi, all’unanimità contraddistinti da doti sartoriali sublimi, da un elemento chiave, il mare, che fa così bene da sfondo alle loro gesta anche se non quanto vorrebbero, e dalla semplicità con cui rifiutano quella fastidiosa etichetta di “alieni”. Perché in fondo, se ci pensiamo, anche noi siamo così tante cose, tanti personaggi, quotidianamente. Siamo tutti, un pochino, in fondo, cosplayer.