In Sardegna è semplice viaggiare indietro nel tempo: basta intrufolarsi in una delle centinaia di domus de janas per venire catapultati in un’epoca e in un’isola differenti: quelle appartenenti a genti vissute migliaia di anni fa. Popoli e culture che hanno lasciato traccia del proprio passaggio migliaia di manufatti, di menhir, negli imponenti monumenti sepolcrali e nelle necropoli, nei villaggi nuragici: un patrimonio storico e archeologico unico e inestimabile, troppo spesso abbandonato all’incuria. Purtroppo è frequente osservare costruzioni maestose, sopravvissute al logorio del tempo e degne di divenire oggetto di studio per ciò che sono in grado di svelarci sui nostri predecessori, giacere quasi cancellate dalla macchia, dimenticate ed esposte alle scorribande dei tombaroli di passaggio. Fortunatamente, aumenta sempre più la consapevolezza della necessità di un diverso tipo di turismo, quello culturale, e cresce, insieme a essa, la volontà di preservare e valorizzare il patrimonio artistico, storico e archeologico della regione.

Ma, a fronte di migliaia di siti, di cui spesso le istituzioni non sono nemmeno al corrente e la cui cura a volte grava sulle spalle di piccoli comuni il cui bilancio viene faticosamente mantenuto in pari, il quesito che si pone è: come richiamare l’attenzione mediatica sull’archeologia?

L’associazione culturale ArcheoFoto Sardegna ha fornito all’annosa questione una risposta brillante, rendendo l’archeologia sarda un fenomeno “virale” grazie a una pagina Facebook frequentatissima – in meno di due anni ha superato i venticinquemila like – vero e proprio punto di riferimento per chi vuole tenersi aggiornato riguardo alle bellezze storiche e artistiche che la nostra bellissima terra è in grado di offrire.

 

Domus de Janas S’incantu, Putifigari. © Foto Nicola Castangia

 

«ArcheoFoto nasce anzitutto come progetto di divulgazione delle bellezze archeologiche della Sardegna tramite immagini: fotografie, video, disegni e tutto ciò che è rappresentativo dal punto di vista figurativo. La pagina è stata creata nel maggio del 2016, come naturale evoluzione del progetto, e subito dopo è nata un’associazione senza scopo di lucro», ci racconta Nicola Castangia, presidente dell’associazione e fotografo professionista, la cui scommessa, insieme agli altri soci che costituiscono la crew del progetto, è stata quella di offrire agli appassionati di archeologia e a tutti coloro che studiano per lavoro o per diletto le antichità isolane, una documentazione fotografica di livello qualitativo elevato. A cui si sommano le numerose riprese aeree effettuate da Maurizio Cossu, vicepresidente dell’associazione e pilota di drone abilitato Enac: grazie al suo contributo, il progetto si avvale di spettacolari vedute panoramiche, come quelle dedicate al Pozzo di Santa Cristina a Paulilatino, al Castello di Burgos o a numerosi dei nostri magnifici nuraghi. Inoltre, l’utilizzo di una strumentazione fotografica adeguata, come per esempio un’illuminazione ad hoc per la ripresa degli interni, ha valorizzato e, è proprio il caso di dirlo, “messo in luce” aspetti precedentemente trascurati relativi ad alcuni siti.

Naturalmente, ogni shooting fotografico consta di un lavoro di preparazione e di studio: «Dietro a ogni immagine c’è un lavoro preliminare dedicato tanto alla composizione dell’immagine – con un’attenzione speciale, per esempio, alle condizioni di luminosità o a dettagli come il momento dell’anno migliore per ritrarre quel particolare sito – quanto alla storia e all’importanza artistica e culturale di ciò che si va a ritrarre. Scattai la mia prima foto “archeologica” più di trent’anni fa e quando lavorai all’allestimento del Museo dei menhir di Laconi, uno dei primi luoghi dell’isola in cui all’arte fotografica è stata affidata la responsabilità di raccontarne la storia attraverso i manufatti archeologici, dovetti studiare l’arte prenuragica per comprendere sino in fondo il significato di ciò che restituivo attraverso le immagini», aggiunge Castangia.

Ma ArcheoFoto non costituisce soltanto una mirabile vetrina online dei monumenti archeologici sardi: l’associazione, che comprende tra le sue file professionalità e fasce d’età differenti, si è resa promotrice di molteplici iniziative culturali, tra cui la partecipazione a diverse edizioni del TourismA, il Salone Archeologia e Turismo Culturale di Firenze, con la presentazione di alcune produzioni originali alla presenza di un folto pubblico. Tra queste, ricordiamo il filmato dedicato al lavoro dell’archeologo Giorgio Murru, direttore del già menzionato Museo dei menhir di Laconi: Giorgio Murru. Il culto delle statue menhir all’alba dei nuraghi, con immagini e montaggio video di Nicola Castangia. Risale invece all’anno scorso l’allestimento di una prestigiosa mostra dedicata alla tomba dei vasi tetrapodi, con la supervisione di Ercole Contu, archeologo e docente di Preistoria e Protostoria della Sardegna recentemente scomparso, che scoprì e indagò su uno dei più preziosi complessi ipogei preistorici presenti nel Nord Sardegna (la mostra è tuttora visitabile a Bonorva, presso la tomba di Sant’Andrea Priu). In concomitanza con queste attività è stato realizzato, con la regia di Andrea Fenu, un documentario sul lavoro dello studioso, Ercole Contu e la scoperta della Tomba dei Vasi Tetrapodi, aggiudicatosi il premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria” nell’edizione 2018 del Firenze Archeofilm (firenzearcheofilm.it) e andato in onda sulla rete sarda Videolina durante uno speciale della trasmissione Quarantesimo parallelo dedicato alla figura del grande archeologo.

 

Pozzo Sacro Nuragico, Serri. © Foto Nicola Castangia