Si considera un inconcludente di natura, ma il successo de L’Unione Burda dimostra che qualcosa di buono Roberto Lai l’ha fatta.

Trentottenne e operatore di call center nella vita al di fuori del web, Roberto è il reale autore degli articoli della pseudo testata giornalistica cagliaritana L’Unione Burda, della quale già il nome la dice lunga.

Diversamente da quello che in molti credono, l’unica penna del blog è lui e non c’è una vera e propria redazione di matti giornalisti dietro gli articoli che dall’estate del 2012 fanno sbellicare i lettori.

L’Unione Burda è una finta testata giornalistica, presente su WordPress e su Facebook con l’omonima pagina, che racconta vicende inventate riguardanti il territorio cagliaritano e tratta argomenti di tendenza facendo parlare le persone comuni che esprimono la loro opinione con grottesca spontaneità diventando i veri protagonisti di una giocosa critica della realtà.

Il linguaggio è tutto fuorché professionale e ricercato, infatti vi si ritrova lo slang tipico cagliaritano con i più noti intercalare della conversazione informale e non mancano parolacce e modi di dire che solo un sardo può comprendere.

Il tutto è condito da immagini rappresentative del topic dell’articolo, ovvero fotomontaggi volutamente arrangiati che rendono al meglio l’idea di un gruppo di improvvisati cacciatori di scoop.

Gli articoli danno spazio alle reazioni e ai commenti dei cagliaritani e quasi mai ai diretti interessati. È emblematico il caso del più noto protagonista del parlare cittadino, il sindaco Massimo Zedda, che come Roberto spiega è l’espediente migliore per farli parlare: “Lo metto in mezzo perché alla fine se la prendono sempre con lui”.

 

 

Il primo articolo, pubblicato quasi sei anni fa, evidenzia la critica velata che caratterizza il suo stile narrativo; trattava infatti la notizia – grossolanamente esposta da alcune testate locali – dei rom ai quali furono predisposti degli alloggi che altro non erano che ville diroccate e in stato di abbandono descritte come dimore lussuose con piscina, idromassaggio e comfort di ogni tipo. La posizione assunta dalla stampa locale e lo sdegno dei cittadini furono l’input che diede a Roberto la spinta per cominciare questa originale avventura letteraria.

Attento osservatore, spiega che non sono solo le notizie più in voga, le mode del momento o le abitudini dei cagliaritani a ispirarlo, ma spesso gli articoli nascono dai momenti che passa in compagnia dei suoi amici. Proprio come quando la sua amica lo aspettò invano per ore sulle scale nei pressi del locale Mojito e lui dopo quella vicenda scrisse un articolo che racconta di una ragazza che fece l’alba con un drink in mano, in attesa di un amico che non arrivò mai.

La pagina Facebook supera i 54000 like ma Roberto fa autocritica: “Non sono moltissimi per una pagina che esiste da così tanto tempo; forse le persone tendono a seguire maggiormente le pagine con i meme perché per l’articolo devi essere propenso alla lettura e probabilmente quello crea un muro”.

Scrive per diletto e senza porsi troppe regole ed è così che vive L’Unione Burda, uno spazio in cui divertirsi e far divertire. Ma qualche progetto di crescita c’è e riguarda la parte video del blog e un libro con i migliori articoli pubblicati: “Devo lasciare un segno del passaggio dell’Unione Burda nel mondo”, mi dice.

Ora che l’alone di mistero sull’identità dell’autore de L’Unione Burda è calato, possiamo svelare che Roberto scrive racconti brevi – che non fa leggere a nessuno – e attualmente è attivo in diversi locali del territorio sardo con spettacoli di stand-up comedy che coinvolgono anche altri comici, un tipo di cabaret crudo e schietto che tocca i più disparati argomenti senza tabù e a strettissimo contatto con il pubblico.

Dietro un operatore di call center e uno scrittore scanzonato si nasconde quindi una personalità sensibile e creativa. “Preparo un articolo anche su questa intervista”, mi dice, e io spero che stavolta non sia inconcludente perché le risate sarebbero assicurate!